digitSegnali episodio 6

Dalla Francia una definizione di algoritmo – L’algoritmo che individua le malattie degli anziani – Il MIT inganna Google – SEO e aggiornamenti degli algoritmi di Google – 2017 l’anno dell’innamoramento per l’algoritmo

Europe1 dà notizia della pubblicazione di un rapporto della CNIL sugli algoritmi. Insomma la Francia fa una riflessione ad alta voce sull’impatto degli algoritmi nella vita di tutti.

 La CNIL – Commission nationale de l’informatique et des libertés –

l’autorità amministratitva indipendente francese incaricata di assicurare l’applicazione della legge sulla tutela dei dati personali nei casi in cui si effettuino raccolte, archiviazioni ed elaborazioni di dati personali. La CNIL fu creata con la legge n. 78-17 del 6 gennaio 1978, è formata da 17 membri di cui 4 sono membri del Parlamento.

la commissione intende modificare la definizione di algoritmo integrando le nozioni di lealtà e vigilanza.

per far questo ha recentemente presentato un rapporto dal quale riportiamo quanto leggiamo su Europe1:

La Commissione si interessa  di algoritmi, onnipresenti nel mondo digitale, perché suscitano “un reale interesse nel pubblico ma anche una sorta di malessere a causa delle facili incomprensioni su un oggetto così tecnico”, ha dichiarato la presidente della CNIL, Isabelle Falque-Pierrotin.

la definizione di algoritmo in questione:

l’algoritmo si definisce: “una sequenza di istruzioni finita e non ambigua per arrivare a un risultato dai dati di input”

L’intelligenza artificiale fa riferimento a “una nuova classe di algoritmi, che “lavorano” grazie  alle cosiddette tecniche di apprendimento (machine learning) … le istruzioni da eseguire non sono più programmate esplicitamente da uno sviluppatore umano, sono generate dalla macchina stessa, che “impara” dai dati forniti. Ciò rende possibile eseguire compiti che gli algoritmi convenzionali non sono in grado di assolvere.

Due principi fondatori:

sei raccomandazioni e due principi si leggono nel rapporto: lealtà e sorveglianza/controllo i due principi fondatori:

secondo il rapporto, il primo,” sostanziale “, è il principio di lealtà: l’algoritmo non deve tradire l’utente o la comunità. Il secondo è un principio di vigilanza: è necessario creare costantemente dubbi sull’algoritmo; deve essere messo in discussione proprio perchè strumento estremamente complesso e in continua evoluzione.

Le raccomandazioni:

riportare all’etica tutti i passaggi nella “catena algoritmica” – compresi i cittadini,

rendere i sistemi algoritmici più comprensibili rafforzando i diritti esistenti,

lavorare sulla loro progettazione al servizio della libertà,

creare una “piattaforma nazionale” audit di algoritmi,

incoraggiare la ricerca sull’etica dell’intelligenza artificiale

rafforzare la funzione etica all’interno delle aziende


L’algoritmo utilizza i big data per diagnosticare le malattie negli anziani.

Funziona grazie alla registrazione di alcuni parametri clinici facilmente ottenibili, grazie a sensori biometrici applicati ogni giorno per più di un anno a persone di età superiore a 65 anni con vari gradi di dipendenza.

I dati sono trasmessi elettronicamente a un sistema centralizzato nel “cloud”. Le infezioni individuabili sono principalmente respiratorie e urinarie.


Google conferma un aggiornamento all’algoritmo della pagina di ricerca dello scorso dicembre.


Come gli studenti del MIT hanno imbrogliato un algoritmo di Google

Questo nuovo modo di ingannare l’intelligenza artificiale potrebbe essere un affare più grande di quanto si possa pensare.

Negli ultimi anni, i ricercatori hanno dimostrato che un tipo di algoritmo chiamato classificatore di immagini – si pensi ad esso come a un programma a cui è possibile mostrare un’immagine di un animale domestico, ed esso rivelerà se si tratta di  un cane o un gatto –  può essere vulnerabile. Questi programmi risultano suscettibili agli attacchi di qualcosa che potremmo chiamare  “adversarial examples” “esempi contraddittori”.

Un gruppo di studenti del MIT ha dimostrato di essere in grado di creare oggetti tridimensionali capaci di creare errori di classificazione degli algoritmi, mostrando che gli adversarial examples siano una minaccia reale.

È una modalità di attacco efficiente e potrebbe rendere più facile chi non ha buone intenzioni di ingannare qualsiasi classificatore di immagini.


From algo to aggro: How SEOs really feel about Google algorithm updates

L’editorialista Jamie Pitman condivide i punti salienti di un sondaggio BrightLocal che cerca di capire i modi in cui gli aggiornamenti degli algoritmi influenzano il lavori dei professionisti SEO.

Sono 650 i professionisti SEO che hanno risposto e ciò che emerge è abbastanza sorprendente.

Il 36% non sa come questo impatti sul suo lavoro e alla domanda “come reagisci agli aggiornamenti di G.?”il 35 % risponde che non gli importa degli aggiornamenti.

È perfettamente naturale che diversi tipi di persone a diversi livelli di esperienza abbiano reazioni diverse a situazioni potenzialmente stressanti, ma il 26% degli intervistati afferma di non sapere nemmeno come reagire. Ciò potrebbe significare che tutti i contenuti pubblicati subito dopo un aggiornamento di Google non saranno visibili a tutti.

Ha pensato di lasciare il mondo SEO a causa degli aggiornamenti?

Il 72% afferma di no.

Quasi un terzo degli intervistati che ha affermato che gli aggiornamenti di Google hanno avuto un effetto sul business affermato di aver perso clienti come risultato.

Altro tema affrontato dal sondaggio è stato il rapporto cliente-agenzia e il modo in cui può essere influenzato dagli aggiornamenti di Google. La maggioranza ha convenuto che gli aggiornamenti rendono i clienti più dipendenti dalle agenzie

Qual è la prima cosa che fa quando si verifica un aggiornamento dell’algoritmo?

Ecco alcune risposte:

“Esaminare tutti i siti interessati e determinare cosa hanno in comune. Questo mi dà un punto di partenza per comprendere ciò che è cambiato “.
“Determinare quali pagine sono maggiormente interessate, quindi esaminare la strategia SEO esistente per cercare di scoprire tutto ciò che potrebbe essere la causa dello cambiamento del  traffico”.
“Leggo i post per scoprire cosa è successo e come reagire”.

“La prima cosa che faccio è la ricerca per scoprire cosa è stato colpito. Successivamente, informo il mio team di cosa aspettarsi dalle chiamate dei clienti in arrivo. Successivamente, scrivo un articolo per il nostro blog sugli aggiornamenti. ”

“Aspetto un paio di settimane mentre osservo la SERP.”
“Basta ignorarlo per un paio di settimane, quindi apportare le modifiche.”
L’unico intervistato positivo al riguardo, afferma:

“Celebro le nuove opportunità di consulenza che arriveranno”.


2017, l’anno dell’amore per l’algoritmo

Possiamo affermare con Wired che questo è stato l’anno in cui non siamo stati più i soli a parlare di algoritmo. L’anno in cui articoli sul tema sono apparsi su media mainstream, su riviste patinate.

Algoritmi che amplificano la paura e aiutano le potenze straniere a mettere le mani sulla democrazia? Elezioni “guidate”, tutto questo fa paura. Un cambiamento rispetto a pochi anni fa, quando “algoritmo” significava principalmente modernità e intelligenza, grazie al successo strepitoso di aziende tecnologiche come Google, un’impresa fondata su un algoritmo per classificare le pagine web.