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by ALESSANDRO CALDERONI
Ma nove milioni di italiani sono tutti matti?
Omeopatia, due secoli di controverso successo
Periodicamente la medicina ufficiale spara bordate contro l’omeopatia e la medicina naturale: si difendono le lobby farmaceutiche o i cittadini?
Dite che è possibile essere studenti e un po’ figli dei fiori negli anni sessanta , coltivare una passione per le erbe e per l’India e in tre decenni trasformarsi in facoltosi imprenditori senza tradire il proprio credo giovanile e le proprie origini? Forse sì. Questa palazzina dai vetr colorati e il suo sonoro giardino d’acuqa, sassi e forme minimaliste, rappresentano un vero melting pot culturale, aziendale e architettonico, alla periferia settentrionale di Milano. Ma rappresentano anche questa sintesi: successo raggiunto, ideali non traditi, sogni realizzati. Guna è un’azienda farmaceutica omeopatica sospesa tra oriente e occidente. I suoi fondatori, i coniugi Pizzoccaro, hanno trasformato in un business molto concreto un interesse giovanile influenzato fortemente dalla cultura degli anni sessanta. Oggi sono leader di settore in Italia eppure, un po’ per filosofia e un po’ per marketing, continuano a tenere alta l’attenzione sulla qualità dei rapporti, sull’ambiente di lavoro e sula trasparenza della produzione. Certo, se sono arrivati fin qui non saranno solamente ingenui sognatori, ma il loro modello di pensiero e di lavoro funziona bene. E rende.
L'omeopatia è un sistema terapeutico che ha poco più di due secoli di vita. E' tuttora al centro di un vasto dibattito internazionale in relazione alla sua efficacia e si basa su alcuni principi tra i quali il più celebre enuncia che "il simile cura il simile". In sostanza Samuel Hahnemann, il medico tedesco che ha formulato i cardini teorici dell'omeopatia, ritenne di affermare che è opportuno curare una persona malata con quella sostanza che in un soggetto sano sarebbe in grado di provocare gli stessi sintomi che il malato lamenta alm omento della visita. L'individuazione della sostanza corretta non tiene conto solamente dei sintomi momentanei ma considera la persona nel suo complesso, le sue modalità relazionali ed espressive, la sua storia clinica e le sue inclinazioni temperamentali.. L'omeopatia, insomma, si propone di curare il malato, non la malattia. Come? Attraverso una fortissima diluizione dei principi attivi che a detta degli omeopati - in contrasto con la medicina allopatica tradizionale - così annacquati perdono effetti collaterali e acquistano valore terapeutico. In Italia i rimedi omeopatici si trovano in quasi tutte le farmacie e vengono prescritti da numerosi medici, ma per legge non possono essere trattati come farmaci convenzionali nè contenere indicazioni per l'uso, al contrario di quanto accade all'estero, per esempio in Francia e Germania, anche se in alcune zone (per esempio in Gran Bretagna) il servizio sanitario ha cominciato a cancellare i rimedi omeopatici dal proprio prontuario. Nel nostro paese, stando ai dati Doxa 2004, un cittadino su 5 si cura con l'omeopatia, 9 milioni di persone, soddisfatte nel 90% dei casi (dati Istat 2009). La Società Italiana di Omeopatia e Medicina Integrata annovera tra i propri iscritti più di 1300 medici, il 75% dei quali lavora nel servizio pubblico o nelle università. Nonostante questi dati e i numerosi studi pubblicati soprattutto negli ultimi vent'anni, la validità terapeutica del metodo omeopatico è ancora scarsamente riconosciuta dal mondo scientifico convenzionale e tacciata di debolezza teorica e di mancanza di prove sperimentali. Uno dei principi più controversi è quello della cosiddetta memoria dell'acqua, secondo il quale le molecole conserverebbero una geometria derivata dagli elementi chimici con cui sono venute a contatto, anche molto tempo dopo, in seguito a trasformazioni e in luoghi diversi. Per questa ragione, secondo gli omeopati, una soluzione ad alta diluizione può conservare potere terapeutico pari a una dose maggiore. I rimedi omeopatici possono essere assunti sotto forma di globuli, granuli, gocce. I granuli sono sferette contenenti saccarosio e lattosio, i globuli sono più piccoli (e adeguati alle diluzioni medie), le gocce sono riservate alle diluzioni basse. Il dibattito attuale verte sul tentativo di chiarire se un rimedio omeopatico funzioni più di un placebo, e più o meno di un principio attivo convenzionale. Le ultime bordate all'omeopatia sono arrivate dalla rivista Lancet (2005, efficacia pari al placebo), dalla commissione britannica Science and Technology (2010, pari al placebo) e dall'Istituto Superiore di Sanità italiano (2010, 400 casi di effetti avversi in 8 anni). In compenso, per dovere di cronaca, si moltiplicano le pubblicazioni accreditate a favore della medesima disciplina. Ma nessuno le cita. I detrattori dell'omeopatia la definiscono come pseudomedicina. I fans e gli studiosi di settore accusano una presunta lobby internazionale del farmaco allopatico di voler screditare le evidenze a favore..
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