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La Galleria ferroviaria di base del San Gottardo, in costruzione in Svizzera e che con i suoi 57 km è la galleria più lunga del mondo, rappresenta il centro vitale del nuovo collegamento transalpino, un’opera in grado di portare un notevole miglioramento nei viaggi e nei trasporti all’interno dell’Europa alla ricerca di una diversa mobilità. 

La fine dei lavori complessivi è prevista per il 2017 eppure è già stato steso il timetable con gli orari di partenza. Gli svizzeri sono un anno avanti con i lavori in un tunnel che ospita giorno e notte, per 365 giorni annui, squadre specializzate di minatori, gruisti, ingegneri, meccanici, ferraioli, tutti provenienti da diverse parti d’Europa, Italia compresa, in un melting pot di culture straordinarie. La nuova ferrovia del San Gottardo garantirà una notevole riduzione del tempo di percorrenza.

Mentre oggi per il percorso Zurigo – San Gottardo – Milano sono necessarie ancora 3 ore e 40 minuti di viaggio (Cisalpino), in futuro questo tempo sarà ridotto a 2 ore e 40 minuti. È senz’altro possibile compiere successive riduzioni della durata di viaggio. La ferrovia costituisce così la reale alternativa al traffico automobilistico ed aereo e più di 20 milioni di persone che abitano nelle zone limitrofe alla nuova linea del San Gottardo potranno così approfittare della riduzione del tempo di percorrenza.

Sull’asse del San Gottardo viaggiano ora quotidianamente fino a 150 treni merci, è la linea merci più trafficata d’Europa secondo alcune stime. Con la costruzione del San Gottardo la capacità aumenterà di oltre 200 treni giornalieri, i quali potranno essere inoltre più lunghi di quelli odierni. La ferrovia di pianura che ha bucato le Alpi, sembra un paradosso, consente la traversata con treni più lunghi rispetto ad oggi, che possono avere un peso doppio (4000 t invece delle attuali 2000 t). Dopo la costruzione della ferrovia di pianura, a parità di merci trasportate saranno necessarie meno locomotive, meno personale e meno energia elettrica.

L’Italia beneficerà in larga misura di questa porta per accedere all’Europa e viceversa. Ma siamo sicuri che il Belpaese sia pronto ad ospitare una tale mole di traffico nei suoi grandi scali ferroviari? Quali scelte ha intrapreso la Regione Lombardia in tal senso? 

 

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