Inchieste

by FRANCESCO LAERA

Nasce nel 1960. Inizia la sua attività professionale nel 1977 fotografando la vita sociale, culturale e politica di quegli anni.
Collabora con diverse agenzie fotografiche. Dal 1987 collabora con diverse ONG Italiane documentato in Zone critiche del Mondo guerre e carestie. A realizzato diverse Mostre fotografiche su Asia, Africa e Balcani.

Il coraggio di fermarli

In Senegal una donna, da anni, combatte il fenomeno dell’emigrazione clandestina, fermando grazie all’aiuto di altre madri, gli uomini che vogliono partire.

Yayi Bayam Diouf è prima di tutto una madre che ha perso suo figlio. Il suo unico figlio maschio, di 27 anni, imbarcato su una piroga dal Senegal alla volta dell’Europa e inghiottito dal mare insieme ad altri 81 giovani. Da allora, lei ha cominciato a parlare con le altre madri e ha fondato l’associazione “Femmes de Thyaroye”(“Donne di Thyaroye” il nome di un quartiere povero alla periferia di Dakar) che combattere l’emigrazione clandestina. L’impegno di queste donne coraggiose è sostenuto dal campione di lotta senegalese Baye-Mandione Fall, famoso in tutto il paese, che le aiuta sensibilizzano i giovani sui rischi di una partenza tanto pericolosa. Lui, per i ragazzi, rappresenta il successo, per questo è tanto importante il suo aiuto.

Oggi sono 375 le donne che collaborano attivamente e con continuità al lavoro dell’associazione. Hanno fatto installare antenne radio in tutto il paese; se un “passeur” (un trafficante) sta organizzando un viaggio, loro lo vengono a sapere, vanno a parlare con le famiglie e, se necessario, con la polizia. Ma fanno di più, molto di più: creano alternative. Aiutano ad attivare crediti per avviare piccole attività commerciali, micro progetti imprenditoriali e, soprattutto incentivano l’alfabetizzazione. Lavorano molto anche sulla condizione della donna “perché spesso” racconta Madame Diouf” sono le madri a spingere i figli a partire, per acquisire uno status migliore”. Nel 2008 Madame Diouf ha vinto il Premio nazionale per la donna, riceve fondi dall’OIM e da molti paesi europei, è stata inoltre ricevuta ufficialmente dai governi spagnolo e belga ai quali ha spiegato le dinamiche del suo progetto, ottenendo grande consenso. Il risultato del lavro di questa donna coraggiosa e delle sue compagne? Da 2 anni non ci sono più state partenze clandestina da Thyaroye.

Yayi Bayam Diouf, mostra la foto del suo unico figlio maschio di 27 anni inghiottito dal mare nel tentativo di raggiungere l’Europa
Lo sguardo determinato di Madame Diouf davanti al manifesto della sua associazione.
Yayi Bayam Diouf mentre ci spiega la filosofia di ‘Femmes de Thyaroye’ e racconta come è nata l’iniziativa
Un’attivista del collettivo raggiunge la sede dell’associazione: un cartello indica tutti i riferimenti per contattarle e chiedere aiuto.
Una donna è in attesa di parlare con qualcuno dell’associazione che le indicherà tempi e modi per cercare di fermare il o i familiari intenzionati a partire.
Molti decidono di partire anche se sanno di lasciare a casa una famiglia, anche con bambini molto piccoli, l’obiettivo è di impedire questo ‘abbandono’.
Lavorano per l’associazione anche ragazze con bambini molto piccoli che magari hanno perduto il compagno proprio in uno di questi viaggi.
Due uomini si confrontano con una attivista che gli prospetta le alternative possibili a questo viaggio, prospettive che gli permetterebbero di rimanere.
A un ragazzo, che è stato fermato prima della partenza, si cerca di dare un’alternativa valida che gli impedisca di ritentare un viaggio che metterebbe in serio pericolo la sua vita.
Sono 375 in questo momento le donne attive sul fronte dell’associazione. Il confronto è continuo e la ricerca di aiuti e alternative è sempre in primo piano.
Chiunque bussi alla porta di ‘Femmes de Thyaroye’ trova sempre qualcuno disponibile a dare un aiuto.
Molte sono le donne che bussano alla porta dell’associazione, a volte anche solo per chiedere informazioni.
Le spiagge da dove partono i barconi dei trafficanti sono presidiate dalle donne durante l’arco di tutta la giornata e durante la notte.
Un’ attivista dell’associazione con altre donne presidia la spiaggia.
Le donne arrivano accompagnate anche da bambini molto piccoli.
Presidiare le spiagge giorno è notte comporta un notevole dispendio di energie e di tempo. Le attiviste del collettivo vengono supportate anche da donne che non partecipano sempre alla vita dell’associazione ma danno una mano quando possono.
a volte l’attesa è molto lunga...
Lo sguardo della speranza, la determinazione a salvare una famiglia e la forza d’animo. Queste sono le ‘armi’ usate dalle donne di Thyaroye per convincere i propri uomini a rimanere e trovare un’alternativa alla partenza.
Baye-Mandione Fall (sdraiato nella foto) è un lottatore molto famoso in Senegal. Il suo sostegno è molto importante per l’associazione ‘Femmes de Thyaroye’. Qui è con alcuni ragazzi della palestra.

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