digitOnTour 20-21-22 gennaio, Bologna, Milano e Torino: dati, lavoro e giornalismo

Primo digit Tour. Tre giorni di formazione per giornalisti e non, in giro per l’Italia. Al centro degli incontri tre argomenti: giornalismo, dati e lavoro; declinati in molteplici forme e argomenti, cercando di essere sempre innovativi, originali e utili. Il bilancio del nostro primo tour targato digit è decisamente positivo. Incontri sempre molto affollati, pubblico interessato e attento, location straripanti e sempre all’altezza delle aspettative. Abbiamo iniziato a Bologna, il 20 gennaio all’auditorium della Regione Emilia Romagna. Il giorno dopo eravamo in un’aula dello IULM, l’università privata milanese da sempre specializzata sui temi della comunicazione e del giornalismo.  Infine ad ospitare l’ultima tappa di questo nostro primo tour,  è stato il circolo della stampa di Torino, ancora una volta stipato in ogni ordine di posti. A condividere il palco del nostro tour assieme al sottoscritto, Marco Renzi, giornalista e co-fondatore di digit e Presidente del gruppo di ricerca sul giornalismo della Federazione Nazionale della Stampa Italiana che risponde al nome di Libertà di Stampa Diritto all’Informazione (L.s.d.i.), c’erano due scienziati.  L’ingegnere delle telecomunicazioni e grande esperto di editoria, Marco Dal Pozzo e il data scientist Luca Corsato.

 

 

Al sottoscritto è stato riservato il compito di  parlare di giornalismo a tempi del digitale,  e dell’avvento della rete; mentre Luca Corsato  ha spiegato l’utilità dei dati, nell’era dell’informazione, e quanto poco si sappia interpretare, addirittura  definire, e poi utilizzare questa mole sempre più grande di dati, che ciascuno di noi produce ogni secondo. Gli studi di Marco Dal Pozzo, spiegati live dall’autore, ci hanno poi portato a riflettere sul mercato del lavoro e sul modello di società in cui stiamo vivendo. In particolare le analisi dello studioso abruzzese vanno proprio nella direzione opposta a quella imperante e ci prospettano la possibilità di individuare a breve un percorso fatto di diritti oltre che di doveri e costrizioni, quale quello che i lavoratori precari di ogni settore vivono costantemente. Ragionando sulla cosiddetta economia dei lavoretti – meglio conosciuta con il nome inglese di gig economy – un agone in cui sempre più persone agiscono, senza tutele, sfruttate e spesso anche mettendo a rischio la priopria incolumità; Dal Pozzo ha suggerito,  prima un ardito paragone fra “riders” e giornalisti; per poi prospettare,  traendo spunto dai risultati di una sua ricerca scaricabile anche online,  la possibilità che proprio nell’industria dell’informazione sia possibile individuare un nuovo modello lavorativo, basato sull’etica e non soltanto sul profitto.

 

 

Nei nostri incontri abbiamo anche individuato un problema dentro il mondo del giornalismo (non vorremmo prenderci troppo sul serio ma la nostra convinzione è che forse quello individuato non sia un problema fra tanti ma forse proprio: IL PROBLEMA?),  e abbiamo anche capito assieme a chi ci è venuto a sentire,  che tale problema (mutatis mutandis) ben si adatterebbe  ad ogni categoria,  non solo a quella dei lavoratori dell’informazione.

IL PROBLEMA, emerso in modo così chiaro nel corso del nostro primo digitOnTour dei giorni scorsi e di cui abbiamo amabilmente conversato con le persone che sono intervenute ai nostri corsi è: il riappropriarsi serenamente della propria funzione d’uso. Fare i giornalisti nell’epoca digitale, nell’era della disintermediazione, dentro l’ecosistema: non è più trovare le notizie. La corretta funzione per il giornalista post avvento della rete, è quella di certificare la filiera della produzione e della corretta distribuzione delle informazioni. Meglio ancora: la formazione dell’opinione pubblica. Che significa fuori da ogni metafora, stabilire una volta per tutte, che il nostro mondo è davvero ipercomplesso –  come dice il nostro associato, amico e grande esperto di complessità Piero Domenici – e che solo una corretta comprensione e decodifica di questo sistema complesso, che è il nostro mondo, ci permetterà di riaffermare i corretti valori in campo. Tradotto per la nostra professione, a nostro avviso significa, cominciare rapidamente a riconoscere nuove funzioni e capacità che ognuno dei professionisti del settore deve comprendere, e sviluppare, per affiancarle a quelle già in suo possesso.

 

Se le notizie si trovano ovunque e gratuitamente, se le informazioni circolano dappertutto, senza alcun controllo e in grande abbondanza, il giornalista deve mettere in campo la propria professionalità per governare i sistemi, i processi, i percorsi tracciati dai dati; non perdere tempo a cercare le notizie. O almeno riducendo di molto il tempo dedicato a quella che un tempo era la sua prima vocazione, il suo compito precipuo. Se, come appare statisticamente certificato, la notizia che ha circolato e si è diffusa maggiormente nel corso dell’ultima campagna presidenziale che ha incoronato Trump alla Casa Bianca,  è una notizia completamente fasulla; significa evidentemente che non sono le notizie a fare la differenza, ma la certificazione dei percorsi che permettono a queste notizie – non importa se vere/false o verosimili –  di diffondersi in questo nostro mondo super affollato di contenuti.

 

 

  Le slide dei relatori: