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Dalla catena di produzione all’economia della condivisione #digit16

rivoluzione-digitaleLa cosiddetta “rivoluzione digitale” sta cambiando il campo giornalistico e conseguentemente costringe a continui processi di riadattamento le organizzazioni redazionali.

Probabilmente si sta andando verso il superamento nel giornalismo del modello organizzativo industriale, caratterizzato – per quanto riguarda i processi produttivi – da una logica sequenziale: dalla raccolta alla presentazione delle notizie, realizzate da aziende tese a conseguire profitti attraverso un doppio canale di finanziamento – il pubblico e gli utenti pubblicitari; mentre – per quanto concerne i modelli di fruizione – ci troviamo davanti a una progressiva de-ritualizzazione, ben simboleggiata – negli anni passati – dalla mattutina lettura del giornale (la hegeliana preghiera laica), oppure dalla conviviale visione del Tg a cena; mentre, ormai, tutti siamo raggiunti dappertutto e in ogni momento da informazioni.

Dunque la sequenzialità della raccolta dei fatti, della loro selezione, verifica, gerarchizzazione e presentazione, a cui seguiva – con uno sfasamento temporale differente a seconda del medium interessato – il consumo da parte del pubblico, vede ora una simultaneità despazializzata, di cui fa parte la stessa produzione dell’evento da parte di fonti sempre più evolute e ben addestrate al news management. sharing-economy

Si passa dalla sequenzialità del processo industriale all’economia della condivisione. Da redazioni che trasportano i contenuti dalle fonti ai lettori e agli ascoltatori, a una simultaneità, in cui diventa centrale la dimensione relazionale. Tale simultaneità è caratterizzata da un fenomeno sociologicamente molto rilevante quale il networked individualism, un individualismo reticolare in cui ciascuno è al centro di una rete sempre più fitta di relazioni e d’informazioni da gestire.

Parleremo di questi argomenti a #digit16 il 22 ottobre alle 17,30 presso la sala Convegni della Camera di Commercio di Prato nel corso del wrkshp  “Sullo stato del giornalismo e dell’inclusione digitale” assieme a Carlo Sorrentino ( che è anche l’autore di questo articolo) e a  Raffaele Fiengo.

Prenotazioni per giornalisti Sigef, per tutti su digit. Le prenotazioni online si chiuderanno il 19 ottobre. Chi non fosse riuscito a riservare un posto può venire direttamente alla Camera di Commercio il 21 e 22 ottobre e prenotarsi presso la segreteria della manifestazione.

Diritto all’oblio #digit16

diritto-all-oblioIl parere degli studenti di scienze della comunicazione:
Si è mai veramente dimenticati in rete? È possibile esercitare il proprio diritto all’oblio? E se si, in che modo?

Oggi viviamo nella società dell’informazione, essere connessi ad internet è diventato un aspetto profondamente radicato nella nostra esperienza quotidiana, in quanto ha cambiato il nostro modo di relazionarci con il mondo e con le informazioni, diventate fruibili in qualsiasi momento della giornata.

Nonostante la rete sia un archivio dinamico in continuo aggiornamento, ogni contenuto immesso dagli utenti in rete, come un post, una foto o un link, non viene mai dimenticato. Questa peculiarità porta, inevitabilmente, al centro del dibattitto pubblico il tema del diritto all’oblio. Con la locuzione “diritto all’oblio”, si intende una particolare forma di garanzia che prevede la non diffondibilità, senza particolari motivi, di precedenti pregiudizievoli dell’onore di una persona, in particolare i precedenti giudiziari. In sostanza, si tratta del diritto di un individuo ad essere dimenticato, o meglio, a non essere più ricordato per fatti che in passato furono oggetto di cronaca. Continua a leggere

Giornalismo dalla pratica alla teoria #digit16

gioI giornalisti oggi subiscono la mutazione del giornalismo e non la guidano. In uno scenario in continua trasformazione pratiche consolidate e assodate diventano obsolete in batter d’occhio, figure professionali fino a poco tempo fa indispensabili sono cancellate. E i giornalisti, nonostante siano ancora ai vertici della filiera editoriale non riescono a guidare questi processi. In primo luogo non c’è l’abitudine, da parte dei giornalisti, di ragionare sul proprio lavoro in termini industriali, cosa che hanno sempre demandato agli editori, ma soprattutto c’è un’arretratezza generale nel capire come le tecnologie stiano cambiando tutto il lavoro giornalistico. C’è necessità, quindi, di partire dalla pratica, obsoleta – ma sempre fondante –  per arrivare a una teoria innovativa, sulla quale costruire la nuova filiera editoriale. Non esiste, a livello mondiale, nessuna ricetta. In ogni paese, regione, comune o quartiere nel quale si voglia aprire un organo d’informazione la questione necessita di studi e metodologie ad hoc. E’ necessaria una sartoria editoriale specifica e di dettaglio. Continua a leggere

Second Screen #digit16

ddLa second screen experience è, come viene molto bene definita da Lillo Montalto Molella in un capitolo specifico ad essa dedicato del suo libro “ Real time journalism “,  : << un secondo schermo che completa l’esperienza della visione per lo spettatore multitasker, che non perde occasione di gestire  la propria reputazione inserendosi nella discussione di una comunità legata dagli stessi interessi >>.

Il primo schermo, cui l’esperienza second screen fa riferimento, è quello della Tv, il secondo schermo è quello del device digitale che utilizziamo in quel particolare momento  per realizzare questa esperienza condivisa: smartphone, tablet, pc. Il luogo/ambiente digitale in cui questa esperienza si realizza è un social media, preferibilmente Twitter, ma non ci sono particolari differenze, ogni altro schermo, ogni altro ambiente, inteso come ambiente sociale digitale online, va benissimo. Continua a leggere

Politica e campagne elettorali #digit16

politicsLa politica degli anni Duemila è molto diversa, nelle sue forme organizzative e relazionali, rispetto alla politica del passato e ora vive una fase di profonda crisi di cui la retesarebbe la causa ma anche la soluzione.
La centralità che possiede oggi la rete sull’organizzazione, la partecipazione, l’informazione e la mobilitazione della società ha costretto i partiti, le tradizionali forme di organizzazione politica, a ripensare alla propria
struttura, funzione e comunicazione per rispondere alla perdita del tradizionale monopolio della politica istituzionalizzata.
Questa centralità della rete nella politica contemporanea si è manifestata prima e con maggior evidenza negli Stati Uniti, con le elezioni presidenziali di Barack Obama del 2008 e 2012, per poi diffondersi in tutti i paesi democratici a mediatizzazione avanzata.
Ma quali sono i rischi? Quali sono le conseguenze di questo fenomeno sul dibattito politico, sulla qualità dei contenuti, sulla democrazia e sulla libertà? Continua a leggere

Modelli giornalistico digitali #digit16

altermondesAltermondes nasce nel 2005 con un obiettivo ambizioso: parlare di esteri come non lo si era mai fatto, dal basso, dando voce e penna alla società civile che ovunque ai quattro angoli del pianeta si batte per un mondo diverso. Quando nel 2014 Altermondes si trasforma in cooperativa, l’ambizione è ancora più grande: portare avanti questo approccio di giornalismo in una struttura aperta e genuinamente partecipativa che riunisca quasi 200 fra lettori, organizzazioni della società civile (associazioni, sindacati, ONG…), giornalisti e fotografi. Troppa ambizione forse: come un moderno Icaro, Altermondes si è bruciato ed è caduto. Ma negli ultimi due anni, il sito web di Altermondes è stato un laboratorio, o meglio un terreno di gioco, per tentare una serie di esperimenti su formati, ritmi, conversazioni. C’è spazio sul web per un giornalismo che non rincorre il “tema caldo” del momento? I lettori sono pronti a confrontarsi su temi di attualità fuori dalla logica del like/commento di due righe? Come si coniuga una linea editoriale ambiziosa con le esigenze dei social? Vita, morte e (pochi) miracoli di una meteora sparita troppo presto dai cieli d’Europa.

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Radio Bullets è un progetto nato per raccontare notizie provenienti dall’estero ed è diventato un canale per trattare con taglio internazionale temi che vanno dall’archeologia, alla tecnologia o alla poesia. Lo fa via podcast, usando l’intimità della voce, microfoni e programmi di montaggio. I file audio diventano uno strumento di approfondimento e ampio respiro per i giornalisti e il suo uso è versatile. Continua a leggere